LA SCOMMESSA DI UNGAR
Stu Ungar, dotato di un quoziente intellettivo che lo classificava come "genio", e di una straordinaria memoria fotografica, era in grado di contare tutte le carte presenti in un sabot di blackjack composto da sei mazzi di carte. Nel 1977 scommise 100.000 dollari con Bob Stupack, proprietario di un casinò a Las Vegas, che sarebbe riuscito a contare tutte le carte di un sabot di blackjack composto da sei mazzi, indovinando le ultime tre carte. Ungar vinse la scommessa.
Stu fu condannato nel 1982 dalla Commissione del New Jersey sul Gioco d'Azzardo, per presumibile imbroglio al tavolo di blackjack in un casinò di Atlantic City. Il casinò sostenne che Ungar ponesse di nascosto delle fiches extra sulle sue giocate vincenti, per garantirsi una vincita maggiore. Ungar negò sempre con forza l'accaduto.
La condanna gli impose di pagare 500 dollari, cifra quasi insignificante per lui, ma allo stesso tempo lo obbligava ad ammettere di barare, cosa che si rifiutò sempre di fare. Ungar credeva che la sua memoria e l'abilità nel contare le carte (tecnica non illegale) fossero doti naturali, e che per questo non aveva bisogno in alcun modo di barare al tavolo da blackjack.
Ungar portò la causa in tribunale e vinse, evitando la multa di 500 dollari. Dovette comunque pagare circa 50.000 dollari in spese legali e di viaggio. Ma la sua reputazione restò intatta. Nella sua biografia Ungar dirà che la stanchezza per i viaggi ed i dibattimenti fu tale da non permettergli di difendere il titolo nelle WSOP.
Il suo talento e la sua reputazione erano talmente notevoli da farlo escludere dal gioco nei casinò. Era virtualmente impossibilitato a giocare a blackjack sia a Las Vegas che in qualunque altro posto.
Stu fu condannato nel 1982 dalla Commissione del New Jersey sul Gioco d'Azzardo, per presumibile imbroglio al tavolo di blackjack in un casinò di Atlantic City. Il casinò sostenne che Ungar ponesse di nascosto delle fiches extra sulle sue giocate vincenti, per garantirsi una vincita maggiore. Ungar negò sempre con forza l'accaduto.
La condanna gli impose di pagare 500 dollari, cifra quasi insignificante per lui, ma allo stesso tempo lo obbligava ad ammettere di barare, cosa che si rifiutò sempre di fare. Ungar credeva che la sua memoria e l'abilità nel contare le carte (tecnica non illegale) fossero doti naturali, e che per questo non aveva bisogno in alcun modo di barare al tavolo da blackjack.
Ungar portò la causa in tribunale e vinse, evitando la multa di 500 dollari. Dovette comunque pagare circa 50.000 dollari in spese legali e di viaggio. Ma la sua reputazione restò intatta. Nella sua biografia Ungar dirà che la stanchezza per i viaggi ed i dibattimenti fu tale da non permettergli di difendere il titolo nelle WSOP.
Il suo talento e la sua reputazione erano talmente notevoli da farlo escludere dal gioco nei casinò. Era virtualmente impossibilitato a giocare a blackjack sia a Las Vegas che in qualunque altro posto.

3 commenti:
Mi piace l'articolo. Quindi a destra.
Lif è davvero un gioco d'azzardo
davvero geniale, peccato che queste doti nei casino online non sevono...
sai che pensavo? ma ci hanno fatto un film?
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