giovedì 8 aprile 2010

UN SITO DA NON PERDERE

In questo post volevo segnalarvi un sito, che dovrebbe essere concorrente a questo, ma che in realtà non lo è per niente.

Anzi.
Si tratta di un sito che non conoscevo ma che è una vera e propria GUIDA per gli amanti del black jack. Qui troverete passo passo tutto quello che c'è da sapere sul "21": dalla storia, alle regole, alle varie strategie per battere il banco.
Insomma, un completo punto di riferimento!


venerdì 6 novembre 2009

OPINIONI DI UN GIOCATORE PARTE 2

Risposte sul black jack - parte seconda


Un po' in ritardo, ma eccomi qui con le risposte al secondo gruppo di domande


non trovi che a S. Remo quel marchingegno che prende le carte e se le mischia "sotto il tavolo" sia brutto da vedere soprattutto per chi dubita di tutto e tutti?

Con la tecnologia di oggi, tutto e' possibile. ma in un casino' pubblico Dovremmo poterci fidare. Certo, per esempio, in un piccolo casino' polacco o serbo (faccio due esempi a caso) non accosterei. ma probabilmente non accosterei neanche ad altri tipi do gioco (potrei raccontare di quella volta che me ne andai da un piccolo casino' dove eravamo ospiti.................... E tutti quelli che non lo fecero, li ritrovai ripuliti in aeroporto tre giorni dopo...............

anche all'estero (o in U.S.A.) hanno quel bel vizzietto di criticare qualunque scelta uno faccia quando si trova in ultima base? Per quanto mi riguarda in Francia ad esempio li trovo molto più "silenziosi"

No. Nessun commento critico/fastidioso in Usa. per una serie di motivi. Primo, perche' e' troppo facile parlare dopo a carte viste. Poi perche' per mentalita' americana si e' tutti li' per vincere insieme conntro il casino'. Commenti si', ma sempre in via cortese, ma mai sotto forma di richiamo.
Poi anche perche' (e questo e' fondamentale) il banco ha gia' la seconda carta (coperta) davanti a se', per cui spesso la decisione dell'ultima base non influenza la chiamata del banco. Quarto: quasi tutti in Usa giocano a regola, e comunque conoscono le regole di tiraggio, per cui c'e' poco da discutere.


in certi casinò e a certe ore, i personaggi che giocano sono sempre gli stessi e quindi in teoria scafati, quasi nessuno segue una rigba SB? (es. 16 contro 10 in pochissimi chiamano carta.)

Non so se sia cosi' riguardo agli orari. pero' attenzione giocatori che vedi sempre non significa giocatori che sanno giocare. Magari sono solo dei grandi perdenti


nei tornei che fai tu ermesso contare?


Nei tornei conta meno contare, anzi nulla. Si gioca di strategia, specie sulle puntate. Si gioca in 7, con punti davanti e non soldi, si parla per primi a turno, con il bottone che gira come il poker, e quello che e' fondamentale e' la betting strategia. L'ammontare delle puntate e' assolutamente fondamentale. A fine torneo infatti i primi 2 o i primi 3 passano il turno e gli altri vengono eliminati. per cui giochi contro il bankroll degli altri giocatori piu' che contro il banco. Prova a farlo con gli amici: cosi' capirai. tra l'altro e' divertentissimo



Se no, visto che non giochi contro il banco bensì contro "altri", se tutti usano una perfetta SB, passa il turno solo chi ha più culo?(

No assolutamente. Fortuna ci vuole, certo. Pero la betting strategy ha un peso notevole, piu' di quanto non si creda. Tieni conto che chi ounta dopo vede sempre il totale bankroll dell'avversario oltre che la puntata dell'evversario che ha parlato prima


hai mai diviso due 10?

No mai. Non ha nessun senso. Nenache durante grandi e lunghi running favorevoli (del tipo sette caselle occupate con una striscia vincente di 5-6 colpi)


tonyg


Questa è la seconda parte delle risposte...
Per farmi perdonare di non aver più aggiornato questo blog da TROPPO tempo!!!!
gg and gl.

OPINIONI DI UN GIOCATORE PARTE 1

Risposte sul blackjack - parte prima -

Ciao asgerjorn7, provo - finalmente - a rispondere alle tue domande sul black jack


mi sembri molto ferrato,

ehm ehm, mi fai arrossire. Ferrato, come un cavallo! Anche se talvolta non serve per affrontare i sentieri scoscesi dei casino'...........

mi lascio prendere da qualche mano "border line" che decido di giocare (sbagliando, lo so) a seconda dell'istinto.

Cosa da evitare. Non vi e' alcun motivo per farlo. E' insito nel giocatore la voglia di vincere contro la logica. da' un senso di potenza. ma non porta lontano.

Nel secondo caso, in quanto da solo non riesco ancora a "fare tutto", contiamo le carte adottando una HILO

questo e' gia' molto meglio


- Tonyg, come mai dichiari di aver smesso di contare da qualche tempo?

L'ho fatto. mi sono divertito (a scoprire se funzionasse o meno). Funziona, non c'e' da dire. ma occorre una pazienza biblica. Non e' assolutamente "fun". Si rischia di passare ore a non giocare o comunque a non incassare. Il posto ideale per farlo e' las Vegas, perche' puoi cambiare tavolo e casino' in continuazione, 24 ore su 24. Ma se vai in un casino dove c'e' un solo o al massimo due o tre tavoli aperti? E nei dintorni non ci sono altri casino?

- Tonyg, sei mai stato redarguito, o addirittura allontanato per averlo fatto?


Questo presuppone una risposta un po' piu' ampia. Redarguito mai. Allontanato mai. Controllato da vicino, si' e anche spesso. tieni conto che i contatori sono facilmente riconoscibili: puntare da 50 tutto il tempo e poi all'improvviso sparare 3-4-5- puntate da 200 e poi tornare a 50 o alzarsi e andarsene significa presentarsi: eccomi qui, sto contando le carte.

In passato c'era un casino' che sul black jack consentiva un pre-gioco: si poteva fare una puntata autonoma e scommettere se le prime due carte sommassero piu' o meno di 13. L'asso, solo ai fini di questo gioco, veniva considerato sempre 1. Si veniva pagati alla pari. Se usciva 13, vinceva il casino'. Dopo di che si riprendeva a giocare la mano al black jack con le regole standard. Ora e' chiaro che contare le carte a questo gioco era stra-profittevole. Non potevo credere ai miei occhi. Andavo di tanto in tanto proprio per non destare sospetti. Insomma mi sono comprato l'auto. Poi purtroppo l'hanno tolto: era una pacchia.

Una volta, proprio in quest'ultimo casino', al bagno tirai fuori la digital diary che avevo in tasca. Era una normalissima digital diary che usavo come agenda e rubrica telefonica. La tirai fuori proprio perche' mi serviva un numero di telefono per fare una telefonata ad un conoscente. Un ispettore - entrato per caso? - mi vide e mi fece una cazziata stratosferica, una cosa esagerata e senza senso. Inutile spiegargli che era una semplice digital diary e non un calcolatore o un computerino. Gliela offrii pure perche' potesse controllarla, ma la sua rabbia non sbolli'. Poi pero' non mi bannarono, ma io ebbi il buon senso di farmi vedere nei successivi sei mesi molto di rado, non piu' di una volta al mese. Anche perche' non e' piacevole giocare con gli occhi addosso di chi ti vuole controllare.

- Tonyg, quale conta usavi?

2-3-4-5 erano +1; le figure -1. Alle volte 2-3-4-5-6 + 1; e alle figure aggiungevo il 9.



per quel che rigarda la SB , la segui fedelmente anche in mani che io definisco "fastidiose"? (es. regole europeee; banco con 8, io con 5 mi esce: 1° carta 3, 2° 5, 3°A, 4°2...che fai? chiami ancora?)



Si le seguo. La vera differenza tra regole europee e statunitensi e' il fatto che il banco non ha subito la seconda carta. sapere quando c'e' un asso esposto (o anche una figura) che sotto non c'e' blackjack e' un bel vantaggio, non c'e' che dire.



- Tonyg, nonostante sapia che cambia poco o nula, se ne hai la possibilità, in quale postazione preferisci giocare?



In Usa nessuna preferenza, tanto il banco la seconda carta ce l'ha gia'. In Europa preferisco in ultima posizione, anche se gioco in qualsiasi posizione. Ma se posso scegliere mi metto in ultima posizione. Non guardo neanche le carte dei compagni di avventura e mi concentro su me e il banco: in questo modo mi sembra di giocare testa a testa.

Quanto prima ti posto le altre risposte.

ciao

tonyg

Queste sono alcune mie domande che avevo fatto parecchio tempo fa a un gran giocatore e persona (non la conosco personalmente ma penso di potermi sbilanciare) riguardo al BJ in un forum...
Lui gentilmente mi rispose...

venerdì 20 giugno 2008

21




Sei studenti, formati da un insegnante per diventare esperti nel gioco delle carte, riusciranno a vincere milioni di dollari nel casino di Las Vegas.
Ispirato ad una storia vera, 21 racconta le gesta di Ben Campbell, brillante studente del Mit che, per raggranellare i soldi necessari a pagarsi l'università, decide di unirsi a un gruppo scelto di cervelloni che ogni settimana, dotati di false identità, saccheggiano i casinò di Las Vegas grazie alla loro abilità nel gioco del Blackjack, guidati da Micky Rosa, un geniale e ben poco ortodosso professore, capace di elaborare un sistema infallibile per vincere, basato su segnali e conteggi matematico-probabilistici applicati al gioco. Le iniziali fortune fanno montare la testa a Ben che, invaghito della bella compagna di avventure Jill Taylor, si spinge sempre più in là, fino ad arrivare a superare il punto di rottura, rappresentato da Cole Williams, manager della security del casinò che non vede di buon occhio i continui successi di Ben… Il casinò è uno dei luoghi meglio frequentati dal cinema: è stato teatro di numerosi film di successo e promana sempre un fascino particolare. Nonostante sia ispirato ad una storia vera (sembra incredibile, eppure è così, e il romanzo "Bringing Down the House" è lì a ricordarcelo), 21 strizza l'occhio in maniera più o meno smaccata alla trilogia di Ocean's, con al posto delle rinomate star guidate da Clooney, un gruppetto di giovani promesse con pochi soldi (nel film, ovviamente) e molto cervello. Il vero spettacolo però, prevedibilmente, si ha quando nell'arena scendono i sempre amabili Kevin Spacey (che si diverte come un matto) e Lawrence Fishburne che danno lezioni di stile e dimostrazione di consumato talento.Purtroppo, anche a causa di uno script abbastanza prevedibile, la regia di Luketic, più a suo agio nelle commedie che in film di questo tipo, non riesce a mantenere alto il ritmo del film, né a distinguerlo da classici del genere "truffe in grande stile" come La stangata e simili.Se a questo aggiungiamo una durata francamente eccessiva, almeno in relazione alla quantità di eventi e colpi scena presenti nella storia, quel che ne esce è un film leggero, senza pretese, che offre un piacevole intrattenimento, ma nulla di più.
Questa è una delle tante recensioni prese dal Web...
Personalmente, dopo aver visto il film e prima ancora aver letto il libro, posso solo dire che si tratta certamente di un film che rischia di confondere non poco le idee ai neofiti del balckjack.
Fosse tutto così facile...
Ammesso che voi riusciate a contare le carte, provate una sola volta a fare quello che si vede nel film e vi garantisco che in quel casinò non ci metterete più piede!
Ad esempio, quel gruppo di "genietti" del M.I.T, non si sarebbe mai sognato di entrare in un casinò tutti insieme allegramente dalla porta principale.
Questa è solo una delle TROPPE inesattezze della pellicola.
Insomma, se posso dare un consiglio... leggete il libro!

lunedì 7 gennaio 2008

BREVE STORIA DEL BLACKJACK

Il Blackjack è un gioco famoso in tutto il mondo, perchè è un gioco facile e perchè i giocatori hanno delle buone possibilità di vincere. 

Le origini del gioco sono offuscate e gli inizi possono essere attribuiti a diversi giochi che hanno lo stesso obiettivo: collezionare carte con lo scopo di arrivare a un conteggio totale.
Gli Italiani giocavano a un gioco chiamato "7 giri e mezzo" agli inizi del del 1500, che usava solo gli 8,9,10 e le figure contandole come metà valore. Il giocatore doveva raggiungere 7 e mezzo senza superarlo.
Gli spagnoli, invece, giocavano a un gioco chiamato "uno e trenta", che loro proclamano sia il precursore del Blackjack, ma molto probabilmente le origini vengono dal gioco del 21.
Si pensa che il 21 si sia originato in Francia nei casinò del 1700 circa e che sia stato il gioco prediletto dell'aristocrazia francese. quando il gioco attraversò l'Atlantico alla fine del 1800 non era per niente famoso perchè era il banco che aveva delle possibilità di vincite più alte.
Le case da gioco d'azzardo iniziarono così ad offrire degli incentivi. I banchi pagavano 10 a 1 se il giocatore arrivava a 21, l'asso di picche ed il fante nero-il fante di fiori o di picche. 
Questa mano vincente veniva chiamato Blackjack e il nome è rimasto ance se il bonus di 10 a 1 non è più in voga.  

lunedì 17 dicembre 2007

EDWARD O. THORP



Edward O. Thorp: l'uomo che ha battuto il banco

Il padre del conteggio delle carte?

Edward Oakley Thorp è considerato da molti il padre della tecnica del conteggio delle carte e l'uomo che ha trovato il modo per vincere al blackjack. Dopo un master in fisica e un dottorato in matematica conseguiti presso l'Università della California (UCLA), Thorp è diventato professore di matematica presso il MIT. Nel corso della sua carriera universitaria, ha iniziato a insegnare finanza quantitativa (un preludio al suo futuro coinvolgimento in Borsa).
Dopo aver letto un articolo su una rivista di statistica, si è dedicato allo studio del blackjack in modo sistematico. Thorp ha lavorato instancabilmente, esaminando le carte da gioco fino a elaborare un sistema che "prendeva in considerazione le variazioni relativamente alle carte che rimanevano dopo alcune mani". Da qui il conteggio delle carte, una tecnica volta a trasformare il vantaggio da un massimo di circa il 5% per il banco in un vantaggio dell'1% per il giocatore. Di fatto, aspirazioni estremamente ambiziose.
Thorp scoprì che se un giocatore di blackjack conta le carte che gli sono state distribuite, è possibile indovinare il resto delle carte nascoste nel mazzo. Alla luce di ciò, un giocatore può agire di conseguenza studiando le mosse successive e decidendo se scoprire altre carte o meno (per ulteriori informazioni, consultare la sezione relativa al conteggio delle carte).

"Weekend di matematica" al casinò

Claude Elwood Shannon era un affermato ingegnere americano e matematico, noto per la sua passione per il blackjack e la roulette. Affascinato dalle numerose teorie di Thorpe, decise di applicare le sue tattiche ai tavoli da gioco del casinò. Avendo instaurato un legame professionale e personale con Thorpe, spesso raggiungeva il suo collega scienziato nei weekend a Las Vegas per sfidare la fortuna. Ai due si aggiungeva anche la moglie di Shannon, Betty, per soddisfare la sua passione per i giochi d'azzardo.
Questi weekend erano solo il preludio ai rovinosi weekend del MIT Blackjack Team, il famoso gruppo di geni della matematica che adottò le teorie di Thorp come riferimento assoluto per le proprie strategie di gioco. Come i giovani del MIT, Thorp e Shannon spesso tornavano da Vegas con le tasche traboccanti delle vincite conseguite nei due giorni. La vincita di un weekend poteva rappresentare una somma pari a circa 70.000 dollari di oggi.

Thorp, l'autore

Thorp iniziò ad accumulare quella che oggi rappresenterebbe una notevole fortuna grazie al successo riscosso dalla sua pubblicazione. Il libro "Beat the Dealer", pubblicato nel 1962, fu un successo immediato ritenuto il primo autorevole "classico" sul conteggio delle carte, ancora oggi considerato una lettura di riferimento per coloro che desiderano comprendere le complessità del blackjack.
Il libro svelava il famoso "ten count system" (sistema della carta che vale 10), una specie di guida passo per passo che insegnava al lettore il modo per ottenere un vantaggio in un determinato gioco da casinò. Non è un segreto che tutti i sistemi seri di conteggio delle carte utilizzino i metodi di Thorp come base per qualsiasi offerta.
Nel 1966, venne pubblicata una seconda edizione di "Beat the Dealer" che non fece altro che aumentare la già diffusa popolarità dell'originale illustrando una tecnica più semplice e pratica che presentava un vantaggio prezioso per i lettori.

Dal casinò alla Borsa

Come qualsiasi altro saggio matematico, Thorp applicò le sue conoscenze al casinò delle società, la Borsa. "Beat the Dealer" fu seguito nel 1967 da "Beat the Market". In collaborazione con J. Regan, Thorp elaborò un sistema attraverso il quale leggere la Borsa e "giocare" in modo decisamente simile a quello utilizzato al casinò. Mentre assisteva i professionisti nei loro investimenti attraverso l'attività della sua ditta, "Edward O Thorp & Associated", Thorp accumulò la maggior parte della sua fortuna operando nel mercato dei titoli e con il suo hedge fund (fondo a rischio coperto).
Thorp fu uno dei primi sette membri del Blackjack Hall of Fame, un merito incontestato per un uomo che ha fatto tremare i casinò con le sue rivoluzionarie idee aritmetiche e responsabile delle vincite di numerosi giocatori incalliti.

venerdì 14 dicembre 2007

LA SCOMMESSA DI UNGAR



Stu Ungar, dotato di un quoziente intellettivo che lo classificava come "genio", e di una straordinaria memoria fotografica, era in grado di contare tutte le carte presenti in un sabot di blackjack composto da sei mazzi di carte. Nel 1977 scommise 100.000 dollari con Bob Stupack, proprietario di un casinò a Las Vegas, che sarebbe riuscito a contare tutte le carte di un sabot di blackjack composto da sei mazzi, indovinando le ultime tre carte. Ungar vinse la scommessa.
Stu fu condannato nel 1982 dalla Commissione del New Jersey sul Gioco d'Azzardo, per presumibile imbroglio al tavolo di blackjack in un casinò di Atlantic City. Il casinò sostenne che Ungar ponesse di nascosto delle fiches extra sulle sue giocate vincenti, per garantirsi una vincita maggiore. Ungar negò sempre con forza l'accaduto.
La condanna gli impose di pagare 500 dollari, cifra quasi insignificante per lui, ma allo stesso tempo lo obbligava ad ammettere di barare, cosa che si rifiutò sempre di fare. Ungar credeva che la sua memoria e l'abilità nel contare le carte (tecnica non illegale) fossero doti naturali, e che per questo non aveva bisogno in alcun modo di barare al tavolo da blackjack.
Ungar portò la causa in tribunale e vinse, evitando la multa di 500 dollari. Dovette comunque pagare circa 50.000 dollari in spese legali e di viaggio. Ma la sua reputazione restò intatta. Nella sua biografia Ungar dirà che la stanchezza per i viaggi ed i dibattimenti fu tale da non permettergli di difendere il titolo nelle WSOP.
Il suo talento e la sua reputazione erano talmente notevoli da farlo escludere dal gioco nei casinò. Era virtualmente impossibilitato a giocare a blackjack sia a Las Vegas che in qualunque altro posto.